Quanto vale la creatività? Quanto vale per la tua azienda? Ti sei mai posto queste domande?

Venerdì scorso, ho partecipato all’Assise Generale di Confindustria ToscanaSud, conferenza in cui l’argomento principale era il “dovere di eccellere” per rilanciare le aziende senesi, toscane e italiane. Uno dei relatori è stato il Prof. Vittorio Sgarbi, che mi ha “lanciato” lo stimolo per scrivere questo breve articolo sull’importanza della creatività in Azienda.

 Un esempio, forse, “astratto”

Interchange 300M$Partiamo da un esempio, forse un po’ “astratto” ed estremo. Quanto costa realizzare un quadro?

Comprate una tela di 2m x 1,75m, spendete, diciamo, 70€ circa e dei colori ad olio, altri 30€, quindi (solo di materiali) circa 100€ in totale. Fatevi guidare dalla fantasia, lasciate correre il pennello sulla tela e avrete creato qualcosa di innovativo, di unico… beh, no, in realtà qualcuno ha già realizzato un quadro del genere, lo vedete qui di fianco,  è “Interchange” realizzato nel 1955 da Willem de Kooning.

Beh, nel 2015, il finanziere Ken Griffin (CEO di Citadel) lo ha acquistato per 300M$, è il quadro più pagato al mondo, assieme a “Nafea faa ipoipo” (“Quando ti sposi?”) di Paul Gauguin, superato solo recentemente (2017) dal ritrovato “Salvator Mundi” del genio Leonardo da Vinci…pagato 450M$ dal Dipartimento Cultura e Turismo di Abu Dhabi!

300.000.000 $ sono 100 milioni di volte il costo (considerando non solo i materiali), presunto, di realizzazione: un plusvalore incredibile! Certo, bisogna considerare altri fattori, oltre alla creatività, la passione per l’arte, la speculazione e il desiderio di avere un oggetto unico, ma già pochi mesi dopo la sua realizzazione, de Kooning vendette il quadro a 4.000$ dell’epoca, già un ottimo moltiplicatore.

E in azienda?

L’approccio creativo è ormai un concetto sdoganato anche in Azienda, ma, a volte, si fa fatica a capirne il reale valore aggiunto. Ottimizzando i processi di produzione, riducendo i costi dei materiali, possiamo sicuramente incrementare il valore di vendita a, magari, 5 o 10 volte il prezzo di realizzazione, ma creare un prodotto innovativo, creativo, può assicurarci margini ancora maggiori.

Anche pensando solo alla realizzazione di un prodotto, secondo una ricerca di Adobe (State of Create 2016), il 74% dei consumatori intervistati ritiene importante che le aziende si concentrino su un buon design e questa percentuale è in continuo aumento. All’incirca la metà dei clienti dichiara di pagare di più per un prodotto o servizio con un buon design e il 59% di loro afferma che sarebbe più propenso a scegliere un brand che valorizza il design. Le aziende creative in genere hanno clienti soddisfatti (80%) e offrono una migliore esperienza ai clienti (78%).

Ma non è tutto. Dal rapporto emerge che il 78% degli intervistati ha dichiarato che le aziende che puntano sulla creatività hanno maggiori probabilità di registrare un aumento della produttività dei dipendenti. Questo è perfettamente logico, perché promuovendo una cultura di creatività si motivano e incoraggiano i team a ottenere prestazioni elevate.

Ora, quando parlo di creatività in Azienda, non voglio riferirmi solo al genio, al talento innato o alla realizzazione di prodotti creativi per sé che sono certamente frutto di talentuosi professionisti o geni all’opera che servono. Voglio dire formare le proprie risorse a “cavarsela” nella quotidianità, utilizzando in modo deliberato il pensiero creativo per generare più opzioni, ad esempio, tra cui scegliere l’opportunità vincente. Allenare, quindi, le persone ad essere creative, a pensare in modo nuovo, attivando l’immaginazione, partendo da prospettive non ancora esplorate, per raggiungere un risultato concreto e utile per il contesto organizzativo nel quale operano. Investire sulle persone affinché diventino cellule attive di cambiamento e trasformazione, per impattare in modo concreto sui risultati di business, strutturare in modo chiaro processi creativi capaci di ingaggiare le persone in una modalità nuova. Una modalità volta a sperimentare e produrre prodotti creativi, generando così un vero e proprio cambiamento creativo.

“In un mondo così sensibile al successo economico, la creatività vince la sua battaglia con l’economia perché solo chi è capace di produrre continuamente innovazione nel proprio processo creativo può avere successo” Andrea Pininfarina

Creativi si nasce o si diventa?

Ma creativi si nasce o si diventa? Beh, la risposta è semplice: creativi si nasce. Ma c’è una buona notizia, siamo tutti nati creativi! Basta guardarci bambini e vedere come ognuno di noi lo fosse in maniera diversa: un foglio di carta che diventa una barca, un pugno di terra che diventa una cena deliziosa, la scatola del panettone (o del pandoro) che diventa l’elmo di un nobile cavaliere. Per ridiventare creativi, bisogna, quindi, tornare a scoprire quei comportamenti e quelle logiche che ci erano abituali prima dell’adolescenza ed è necessario un ambiente in cui questi comportamenti si possono applicare in sicurezza, esistono, infatti, diversi fattori che possono “uccidere” la creatività.

Nell’articolo del 2012, “The 7 biggest creativity killers“, Andrew e Gaia Grant (autori del libro “Who killed creativity? And how get it back.”) elencano 7 grandi “killer” della creatività, come ad esempio: l’eccessivo controllo, la paura e l’ansia, l’isolamento e l’omegeneità, l’assenza di motivazione, l’eccessiva pressione, il pessimismo. Altri comportamenti limitanti sono i pensieri ricorrenti e i pregiudizi, come ad esempio: “Questo non è logico”, “Bisogna seguire le regole”, “Si è sempre fatto così”, “Bisogna dare la risposta giusta”, “Sbagliare è sbagliato”. Evitare questi comportamenti non è possibile impararlo solo tramite formazione tradizionale, ma serve qualcosa in più. Gli strumenti che possono aiutarci a riappropiarci della nostra creatività sono il coaching e l’intelligenza emotiva.

Il coaching è un processo creativo per eccellenza. ICF, per esempio, definisce il coaching come “una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale.”. Tramite domande aperte e sfide il coach può stimolare il coachee a trovare soluzioni e strade alternative che, secondo lui, sono le migliori per raggiungere il suo obiettivo. Alcune caratteristiche della creatività sono addirittura “misurabili” tramite una valutazione di intelligenza emotiva, ad esempio la motivazione e l’ottimismo, tracciando un profilo del cervello del candidato. Aumentare quindi l’autoconsapevolezza delle proprie risorse, delle proprie emozioni e di quelle altrui, permette di incanalare l’energia che generano queste emozioni per creare le condizioni e l’ambiente ideale dove la creatività può svilupparsi.

Per le aziende è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti e da una forza lavoro soddisfatta a una forza lavoro motivata e incentivata a pensare in modo creativo. Tutti noi cerchiamo nuovi modi per aggiungere valore e significato a ciò che facciamo, quindi impegniamoci ad adottare un approccio innovativo e creativo. Muovendoci in questa direzione, ci sentiremo davvero realizzati nel nostro lavoro quotidiano.

 

Gianluca Romani

Founder & CEO – Business & Executive Coach – Valutatore e Allenatore di Intelligenza Emotiva

 

“La creatività risiede nella curiosità e deriva dall’avere le antenne mentali aperte al mondo…
Per questo bisogna sempre continuare a pensare.

Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina (1986)

Gianluca Romani

Gianluca Romani

Founder & CEO - Business & Executive Coach - Intelligenza Emotiva

Gianluca Romani è il fondatore e il CEO di dotINNO. Intelligenza Emotiva applicata al metodo scientifico per creare connessioni empatiche e raggiungere gli obiettivi.

Si occupa di valutazione e sviluppo del capitale umano, mediante coaching, misurazioni e sviluppo di Intelligenza Emotiva, gamification. Inoltre, grazie alla sua lunga esperienza in campo scientifico e IT, è in grado di supportare le Aziende nella digitalizzazione dei processi e nella dematerializzazione delle informazioni, anche in ambito Industria 4.0, con particolare attenzione ai sistemi di Intelligenza Artificiale e Machine Learning.

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